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insieme perché solo con il confronto e il dialogo riusciremo a trasformare la nostra delusione e la nostra rabbia in qualcosa che ci avvicini alla realizzazione delle nostre speranze…

…slot…

ludopatiaAssistiamo recentemente ad una “altalena mediatica”, si alternano notizie che raccontano il dramma delle ludopatie, infinite, tristi e quotidiane storie che rappresentano lo sfascio, il degrado e le ambiguità di questo nostro Paese ad altre, sui quotidiani locali, che annunciano l’apertura di nuove “sale slot”, con tutte le preoccupazioni del caso di chi vicino ad esse ci vive, lavora o ci va a scuola.
Non sono queste altre manifestazioni della celeberrima sindrome “Ninby” (non nel mio giardino), sono proteste, quelle di questi cittadini più che giustificate, sono le reali e lecite preoccupazioni di chi teme per la stabilità della propria famiglia, dei propri figli.
Perchè le diverse esperienze di queste attività commerciali sul territorio ci hanno insegnato che il più delle volte queste rischiano di diventare (e di fatto lo sono) un “ritrovo” per chi, forse preso da un certo disorientamento o semplicemente credendo di uscire così da una fase di difficoltà, non solo affida alla “Dea bendata” la propria sorte, ma anche per chi, ormai inghiottito dal vortice della dipendenza, escogita i più svariati modi per trovare altre risorse da giocarsi.
Questo, unito al dato preoccupante relativo ai cosiddetti “Neet”, quei giovani che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro può dare vita ad una miscela molto pericolosa.

Lo Stato, mai tanto ambiguo come in queste occasioni si ritrova a fare il banco e allo stesso tempo si ritrova a fare il terapeuta per fare uscire dal tunnel persone che ci sono entrate proprio grazie allo Stato, alla leggerezza con cui viene trattato il tema e forse, se vogliamo essere un po’ maliziosi, anche dal fatto che il mondo del gioco in Italia fa incassare l’equivalente di circa il 2% del PIL allo Stato.
Così come i distributori di Gratta e Vinci alle Poste, di cui ho scritto lo scorso Novembre, anche in questo caso si fa fatica a capire quale possa essere il “disegno”, l’obiettivo dello Stato visto che gli italiani affetti da ludopatie sono sempre di più e sempre più giovani e visto soprattutto che molti di questi per poter continuare a mantenere i ritmi di gioco si affidano ad usurai o peggio ancora commettono reati, anche gravi.
Assurda è poi la normativa che di fatto non lascia alcun potere ai Comuni sull’apertura di queste attività. Il potere decisionale viene affidato alle Questure che di certo sono Istituzioni autorevolissime ma che talvolta, per loro funzione e natura, tengono conto di alcuni aspetti specifici e non di altri, quelli di riflesso sociale che potrebbero interessare invece alle Amministrazioni locali, le quali dovranno poi farsi carico del costo sociale, dovranno raccogliere “le macerie”.
Ora più che mai, per questo e per altri argomenti ci sarebbe bisogno che gli eletti di ogni provincia, di qualsiasi grado, carica e parte politica, trovino un momento di condivisione e di incontro per fare squadra comune affinchè queste norme vengano modificate e adattate al “Paese reale”, tollerando le sale slot solo in aree non abitate, come in zone industriali, cercando di porre anche dei limiti al gioco.

Ne avremmo tutti un effetto benefico sin da subito.

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2 commenti su “…slot…

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Questa voce è stata pubblicata il 7 maggio 2013 da in opinioni con tag , , , , , , , , , .

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