danielelussana, insieme

insieme perché solo con il confronto e il dialogo riusciremo a trasformare la nostra delusione e la nostra rabbia in qualcosa che ci avvicini alla realizzazione delle nostre speranze…

…il gioco delle tre carte…

il-gioco-delle-tre-carteGiorni caldi nei Palazzi romani. da una parte scontri sulla Legge di Stabilità, dall’altra i maggiori partiti (PdL/FI e PD) alle prese con le rispettive “rese dei conti”.

Le due cose, ovviamente, in questa politica “berlusconicentrica” non possono che non intrecciarsi e così facendo rimandano le necessarie e dannatamente utili discussioni su quelli che sono i piccoli e grandi problemi di sistema del nostro Paese. Così si limano a suon di milioncini i capitoli della spesa pubblica e le grandi contraddizioni rimangono.
Le schermaglie pro o contro Berlusconi stanno, ancora una volta, facendo perdere tempo, occasioni ed energie a questo Governo di compromesso e di emergenza che chiaramente essendo sotto ricatto un giorno sì e l’altro pure non riesce ad essere ne incisivo e ne preciso nel “colpire” i giusti bersagli . E’ come se in una gara di tiro al piattello qualcuno si divertisse a fare il solletico al tiratore…
Eppure, oggi, tredicesimo anno del XXI secolo, ogni Stato ha una grande risorsa che prima era più difficile da reperire. Le informazioni. Oggi c’è la possibilità, senza ingaggiare o attivare dispendiose e quanto mai anacronostiche e particolari “intelligence” di andare a scovare all’estero sistemi e modalità gestionali pubbliche virtuose. Eppure non lo facciamo. Potremmo analizzare e provare a fare simulazioni e confronti su quasi tutti i temi e le aree di interesse pubblico. Dalla scuola alla sanità, passando per le infrastrutture (pensiamo per esempio alla nostra rete ferroviaria), alla Pubblica Amministrazione (alias Burocrazia), alla giustizia, alla politica energetica e così via… Cose serie, importanti, strategiche ed essenziali di cui discutere ci sono,  i partiti attuali preferiscono adagiarsi sullo stile di questo “ventennio”, celebrando il primato dell’immagine e dell’interpretazione rispetto alla realtà e alla quotidianità. Meglio il clamore e la strategia della paura, la politica di pancia è sì grezza e gretta ma da risultati in termine di consenso più semplici è immediati.
Quante volte in Tv i programmi di approfondimento hanno trattato questi temi? Quante volte partendo da Striscia la Notizia e arrivando a SuperQuark gli italiani hanno potuto conoscere con una visione di insieme gli handicap del “sistema Italia”? Il problema è che non è “attraente” e politicamente spendibile parlare delle vere riforme necessarie, è “noioso”, poco italiano.
Anche le piante sanno ormai che sarebbe necessaria una riforma o delle riforme costituzionali che vadano a ripensare la struttura dello Stato e di conseguenza anche la burocrazia. Non si contano i diversi decreti o provvedimenti che portavano nel titolo il termine “Semplificazione”. Nei fatti questa semplificazione non è ancora avvenuta e ci prendono ancora in giro parlano di “impresa in un giorno” in uno Stato dove le varie Istituzioni e le varie altre entità di carattere pubblico non comunicano nemmeno tra loro. Talvolta non lo fanno nemmeno Uffici dello stesso ente.

Quante volte nei salotti Tv si è parlato di spesa pubblica e poi ne è emerso che su 800 miliardi di € anno se ne possono “aggredire” solo alcune decine di milioni. Sulla giustizia quante volte si è parlato di depenalizzare certi reati (ricordiamo che l’Italia ha uno dei più alti tassi di litigiosità) oppure di riordino delle procedure e delle gestioni dei Tribunali. Abbiamo esempi virtuosi in Italia come per esempio i Tribunali piemontesi che hanno saputo in pochi anni, grazie all’attuale Presidente del Tribunale di Torino, smaltire una mole importante di arretrati. Ecco, quell’eccellenza è sotto gli occhi di tutti ma ancora nessun Ministro della Giustizia ha pensato di prendere quella realtà come modello su cui, per lo meno, strutturare uno straccio di Protocollo o di Linea Guida… e intanto l’Europa ci sanziona per la durata dei nostri processi e sullo stato vergognoso dei nostri istituti penitenziari.
Credo che la “malapolitica” sia da considerarsi a doppio senso. Come nelle liti coniugali la colpa è quasi sempre partecipata da entrambi i coniugi anche nella vita pubblica vale questa regola. A  fronte di una classe dirigente evidentemente insufficiente esiste una platea elettorale anch’essa insufficiente e impreparata e questo ci toglie la possibilità di avere “un’alternativa”. Nel senso che se cacciassimo tutti avremmo il problema di trovarne altri migliori e in questi anni i partiti e gli italiani in generale hanno fatto tutto tranne che preparare e “far crescere” una nuova generazione dirigente.
E’ chiaro, l’Italia ha tantissimi problemi, ce ne accorgiamo tutti, ogni giorno. Nonostante questo i sondaggi pare che confermino che gli italiani, seppur scontenti e sfiduciati, la fiducia in questa classe politica la danno ancora e di questo abbiamo avuto conferma con i risultati delle elezioni (Febbraio 2013) che hanno, ancora una volta, “premiato” chi non è stato in grado negli ultimi lustri di mettere mano ai grossi problemi già ricordati sopra e che invece ha preferito distrarre la popolazione facendo credere loro che il benessere e il buon funzionamento di uno Stato passasse dalle beghe interne ai partiti o dai problemi particolari di uno o più leader o dei “signori delle tessere” o peggio ancora dei “procuratori di finanziamenti”, veri “proprietari” dei partiti.

Cambiare si può, la storia ci ha insegnato che l’uomo può arrivare a fare cose straordinarie (nel bene e nel male) e che ogni strumento della democrazia può, a seconda dell’utilizzo, essere medicina o veleno. Ognuno deve cominciare a fare la propria parte. Prima o poi bisognerà passare dalla teoria alla pratica altrimenti affogheremo nelle nostre, seppur giustificate, lagnanze.

A caro prezzo dei nostri figli e di quelli ancora non nati.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 novembre 2013 da in opinioni con tag , , , , , , , , .

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