danielelussana, insieme

insieme perché solo con il confronto e il dialogo riusciremo a trasformare la nostra delusione e la nostra rabbia in qualcosa che ci avvicini alla realizzazione delle nostre speranze…

…vinciamo tutti…

apocalisse grillo

L’Italia ha votato, per l’Europa.

Diversamente da (tutti) i sondaggi e i pronostici che davano Grillo e la sua politica aggressiva vincente (o a pochi punti dal PD), in Italia l’ondata euro-scettica si è arrestata e l’elettorato italiano ha dimostrato di saper ancora votare con la testa e di poter esprimere un voto ragionato e non più solo di parte o di pancia. Buono anche il dato sull’affluenza, tutto sommato.Che sia l’inizio della fine dello “stile-ultras” in politica? Speriamo di sì. Certo è che gli italiani hanno fatto chiaramente intendere di volere stabilità e di voler dare una possibilità a Renzi che ora non ha più alibi o ostacoli di “legittimazione”.

Questa non vuole essere l’ennesima analisi dei risultati ma una semplice pagina di un “diario” che vuole raccontare oggi come io e molti altri hanno deciso a chi destinare il proprio voto.


Partiamo dallo scenario, dalle alternative.
Questa campagna elettorale per quanto riguarda le Europee ha sin dalle prime battute preso le sembianze di un grande duello a tre, dove di Europa si è parlato poco e male e dove molti, me compreso, hanno per la prima volta votato PD per vari e diversi motivi.

La particolarità di questo voto è stata, a mio avviso, proprio questa ed è anche un evidente segno della presa di coscienza da parte dei cittadini che hanno compreso l’attuale situazione e le conseguenze che avrebbe avuto questo voto, in ogni caso.

Non è stato semplice, questa volta, decidere. Sono giunto alla mia decisione dopo più di un ragionamento, lo stesso  che sono convinto abbiano fatto in tanti. Avrei votato volentieri i Radicali, che incarnano la mia idea di Europa (gli Stati Uniti d’Europa, ovvero più europa…) ma non c’erano… gli unici che rappresentavano l’ALDE (Scelta Europea) non mi convincevano affatto e quindi…

Prima di tutto ho voluto dare un segno di fiducia a Renzi e all’attuale Governo… perché da italiano non posso non sperarci, anche se a quanto pare c’è chi preferirebbe il caos o lo stallo totale, chi “tifa contro”. Io ho pensato che non ci potevamo più permettere il lusso di continuare a vivere in un Paese che “non funziona”… e quindi se c’è qualcuno che dice di poter aggiustare qualcosa… facciamolo lavorare.
Non ho votato PD turandomi il naso, l’ho fatto convinto di fare la cosa giusta.

Ora che so che il PD è anche il partito di maggioranza all’interno del PSE sono ancora più contento della scelta fatta perché ne può trarre vantaggio l’intero Paese. Un PD forte nel PSE significa, in un Europa che negli ultimi anni non ha “ascoltato” abbastanza la nostra voce, una forte possibiltà di “portare a casa qualcosa”, quindi può essere estremamente utile.

Poi con il mio voto ho voluto dire no a Grillo. Non al Movimento 5 Stelle ma a Grillo proprio. Grillo e Casaleggio hanno dato dimostrazione di quanto possono essere dannosi per il movimento stesso, pur essendone nello stesso tempo il carburante e lo “specchietto per le allodole”. Apprezzo molte proposte del M5S e ho conosciuto diversi attivisti che hanno dimostrato di saper darsi da fare e che vogliono “spendersi” realmente per un cambiamento e un miglioramento. La loro serietà e il loro impegno sono stati in parte vanificati dal loro stesso leader. I veri sconfitti, due volte, sono proprio loro. Non Grillo o Casaleggio. (ecco un link di una precedente mio pensiero: qui)

Forse un giorno il Movimento 5 Stelle riuscirà ad essere indipendente da G&C e magari allora potrà dare un vero contributo al cambiamento. Ora le loro seppur valide proposte non hanno vita facile in Parlamento. Perché? Supercomplotto? No, perché il M5S è Grillo e Casaleggio. E’ il principio di causalità.

Infine, non ho votato FI perché non ritengo più Silvio Berlusconi politicamente credibile e al momento non mi appassionano più di tanto nemmeno gli altri partiti satellite anche se riconosco a Fratelli d’Italia un certo slancio, seppur su posizioni diverse in qualche caso dalle mie.
La batosta è stata un bene (paradossalmente), prima di tutto per il centrodestra stesso. Il risultato deludente di Forza Italia può essere più utile di un 20% che poteva illudere qualcuno che “le cose andavano ancora bene”…. Può essere utile a sancire la fine di un’epoca e di un leader che non solo ha perso appeal elettorale ma anche quel “saper essere collante” che ha nell’ultimo ventennio aveva permesso ai partiti di quell’area di arrivare a governare in più di un occasione. Questa sonora sconfitta è uno stimolo per ricostruire, da zero. Niente figli o “cerchi magici”, niente casting o “accrocchi” costruiti per “fare o raggiungere” la somma e che stanno insieme con “il fil d ferro”. Ricostruire è l’occasione anche per comprendere gli errori che hanno determinato il crollo e per evitare di rifarli. Un centrodestra credibile serve non solo a quell’elettorato o ai relativi esponenti, serve a tutta la politica e quindi all’Italia.


I risultati ci dicono che gli italiani sono tendenzialmente moderati, rifiutano gli estremismi e vogliono stabilità di Governo. Ho letto/sentito commenti di alcuni esponenti del M5S che dicono che questa è un Italia che non vuole il cambiamento. Non credo sia così. Credo che gli italiani si siano accorti che non c’è più tempo da perdere, che non possiamo permetterci stalli istituzionali e che per cambiare ci sono diversi metodi.

In Francia spopola la Le Pen, nel Regno Unito, ad un anno dal voto politico del 2015 risulta largamente primo l’Ukip, il partito euroscettico (che non è nemmeno rappresentato in Parlamento)… sono stati eletti anche tre filo-nazisti dichiarati.

A noi è andata meglio, sarebbe stato veramente difficile gestire questa fase, con il Semestre Europeo alle porte e con i conti da tenere in ordine e le riforme da fare.
La Lega ha tenuto, è vero, ma va a riempire quella fetta di mercato elettorale che, forse a corto di memoria, crede che problemi come l’immigrazione, la sicurezza e addirittura l’economia e la finanza possono essere risolti con i metodi e gli uomini leghisti.


Alle Amministrative, e mi riferisco a Bergamo, le cose sono andate (quasi) secondo previsione. Si va al ballottaggio con Gori avanti di poco più di 3 punti sull’uscente Tentorio. I due partiti maggiori hanno tenuto (PD, FI), la Lega perde (come in tutta la Provincia) e le liste personali dei due contendenti hanno avuto un buon risultato (meglio la Lista Gori al 13,7% che quella di Tentorio al 9.3%). C’è stata una forte polarizzazione che ha di fatto messo agli angoli gli altri candidati Sindaco negando di fatto loro la possibilità di avere una rappresentanza a Palazzo Frizzoni, peccato.

Forse servirebbe avere un primo turno dove si votano solo le liste (quindi le idee e i progetti) e un secondo dove si votano solo i candidati Sindaco (quindi la conduzione, il management) e chi vince vince… ma sono cosciente che in Italia forse ci sono altre priorità.


Ora ricomincia la campagna elettorale (ballottaggio l’8 Giugno – l/8 Giugno 1862 Garibaldi entrava in Città Alta, passando da Porta San Lorenzo…), nella speranza che diversamente da quella conclusasi alla vigilia del primo turno questa possa essere ricordata per contenuti e toni diversi che permettano ai bergamaschi di scegliere senza veleni, polemiche o colpi bassi.

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