danielelussana, insieme

insieme perché solo con il confronto e il dialogo riusciremo a trasformare la nostra delusione e la nostra rabbia in qualcosa che ci avvicini alla realizzazione delle nostre speranze…

…è rotonda…

mondiali

La palla, la palla è rotonda, si gioca di prima o di sponda… così recita la sigla dei Mondiali Rai, firmata (nientepopodimenochè) dalla grande Mina che abbiamo ascoltato prima e dopo ogni trasmissione fino a ieri, giorno della Finale di Brazil 2014.

Cala il sipario su Brasile 2014, un Campionato del Mondo che non ci ha regalato troppo spettacolo ma sicuramente non è mancato di sorprese.
Il 7 a 1 tedescio e l’ulteriore carico da 3 dell’Olanda ai danni del Brasile, in Semifinale e in “Finalina”, di certo non si scorderanno presto, come le prestazioni dei vari James Rodriguez o dei portieroni (i veri fuoriclasse del torneo, vedi Neuer, Howard, Courtois, Ospina e Ochoa…), o la vertebra fratturata di Neymar, l’inno brasiliano cantato (da pelle d’oca) senza base e a voce piena dalla “torcida” verde-oro, i flop o le sorprese dei singoli e delle squadre… Insomma, ci poteva essere più spettacolo, meno possesso e più “calcio-Samba”, arbitri più preparati (perchè non è che per forza visto che si chiamano Mondiali dobbiamo andare a pescare Direttori di gara negli atolli del Pacifico… prendiamo quelli bravi e basta!)… ma ogni Mondiale è unico per i propri up/down…

Alla fine ha vinto la Germania, il loro trionfo premia non solo lo sforzo ottenuto in campo ma anche, e soprattutto, il lavoro di vent’anni di “ricostruzione” del sistema-calcio tedesco. In modo serio e determinato. Alla tedesca.

Sui social nel frattempo si parlotta di stelle cucite sulle maglie, di “frau Merkel”, di “derby papale” e di certo si intuisce (e non era difficile da immaginare vista la storica rivalità calcistica, vedi le indimenticabili ITA-GER a Mexico ’70, la “Partita del secolo” finita 4 a 3; nell’82 in Spagna, 3 a 1; e nel 2006 a Dortmund, nei mondiali tedeschi, 2 a 0) che l’italiano medio la sera della finale tifava la Selección e pregustasse già gli sfottò del giorno dopo da servire “formato-bar” e da tenere in repertorio per future occasionali discussioni calcistiche. E invece… Kaput!

Certo, rode un po’ vedere la Cancelliera Merkel festeggiare questo primato sportivo in mondo-visione, ci rode come quando, in un campo del tutto diverso e con regole diverse, ci bacchetta sullo stato dei nostri conti o sulle riforme che dovremmo (e dobbiamo) attuare per riportarci al passo con gli altri Paesi leader europei… In onestà credo che quel ci rode maggiormente è il fatto che lei, molte volte, abbia ragione.

Ritornando al Maracanà sul piano tecnico/sportivo si può solo fare i complimenti a questa Germania che ha espresso, magari anche per mancanze altrui, il miglior gioco, anche se quell’1 a 0 strappato dalla Germania all’Argentina a pochi minuti dalla fine del secondo tempo supplementare viene da più lontano, è figlio di un percorso, come già detto, iniziato dopo USA ’94. Allora in Germania si accorsero della “fine di un ciclo” e della necessità di costruirne uno nuovo, che non si limitasse solo alla rappresentativa maggiore, ma che partisse dalle federazioni minori, dalla necessità di preparare una nuova “leva calcistica”.. ed eccoci qui, dopo anni di investimenti e strategie, a parlare di Brasile 2014, di cosa è stato Germania 2006,  e così via…

I tedeschi fanno così, che si tratti di ricostruire un Paese o una Federazione sportiva, loro usano il loro metodo, la testa (dura)… e alla lunga la spuntano (poi una volta raggiunto l’obiettivo tendono ad egemonizzare e ad allargarsi… ma questa è un’altra storia).

Noi invece, il giorno dopo la vittoria di Germania ’06, abbiamo creduto di non avere problemi e di essere i migliori… e infatti nel 2010 uscimmo bastonati dal mondiale sudafricano al Primo turno mentre nella penisola decine di società delle categorie minori fallivano a ruota libera e nel silenzio generale, i “fuoriclasse” cominciarono a preferire sempre più mete inglesi, spagnole, francesi e addirittura russe e le società invece che ricostruire i vivai e far crescere una nuova generazione che potesse essere utile alle selezioni Nazionali, continuarono a far shopping oltre-confine e a stra-pagare (e stra-sopportare) i capricci di tizio o caio…

Queste cose le ho (e le abbiamo) sentite il giorno dopo la nostra eliminazione del 2010… e le ho risentite il 25 giugno scorso, dopo la sconfitta con l’Uruguay che ha posto fine alla nostra avventura mondiale brasiliana. Il problema è che nel frattempo i problemi del calcio italiano sono rimasti li, intatti e impolverati e forse il secondo posto agli Europei di Polonia/Ucrania del 2012 ci ha illuso, un’altra volta, che tutto sommato stavamo bene.

Basti osservare il “declino” delle altre Nazionali italiane, l’under 21 per esempio è dal 2004 che resta a bocca asciutta. Nell’Italia che partecipò all’Europeo under-21 svoltosi in Germania nel 2004 c’erano nomi del calibro di Amelia, Zaccardo, De Rossi, Gilardino e Barzagli… nell’under di oggi, con tutto il rispetto, di giocatori di (e da) Serie A e che siano titolari nelle rispettive squadre ce ne sono pochini e questo di certo un po’ incide. (mi direte che anche la Germania Under 21 non ha vinto molto negli ultimi anni… vero… pero sono gli stessi che hanno sollevato la Coppa al Maracanà… andate a vedere presenze e scores dei rispettivi club)

Credo sia sbagliato mettere sullo stesso piano i flop dell’Italia (quello del 2014 è molto simile a quello del 2010), con quello della Spagna (frutto secondo me dell’appagamento di una compagine che ha vinto tutto e di un modulo limitante), o con quello del 2010 della Francia (rinata dopo il fallimento che chiuse l’era Domenech” nel 2010. Gli interventi di Blanc prima e di Deschamps ora si sono fatti notare).

Sono convinto che lo sport sia un elemento importantissimo per tutti, anche se talvolta sottovalutato e relegato nella sua sfera ricreativa. Lo sport è utile sia per via delle sue innumerevoli “ricadute sociali” (positive e non – nella convinzione che quelle negative possano servire comunque), sia per via del coinvolgimento e del calore che è capace di creare e diffondere.

Pertanto credo che le politiche sullo sport debbano rappresentare una priorità per questo Paese, nonostante i tanti e variegati altri problemi che ci affliggono, devono essere investite risorse e cervelli perchè è con lo Sport e con la Cultura che si possono crescere generazioni migliori, che sappiano “essere sportivi” anche nella vita di tutti i giorni. Crescere le prossime generazioni con valori come rispetto, inclusione, concetti come quello di squadra, di obiettivo e impegno per migliorare se stessi potrebbe non farci tanto male.

Chiudo citando un tedesco D.o.c., Martin Heidegger, il quale sosteneva che “la grandezza dell’uomo si misura in base a quel che cerca e all’insistenza con cui egli resta alla ricerca”.

Se vogliamo ritornare grandi, nel calcio ma più in generale come italiani, e non limitarci a definirci tali, dovremmo perlomeno cominciare a copiare chi ha dimostrato che, con impegno, pazienza e strategia ce la si può fare.

Su questo e da questo argomento si potrebbe scrivere e parlare per ore, spunti non ne mancano… per ora mi fermo qui…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: