danielelussana, insieme

insieme perché solo con il confronto e il dialogo riusciremo a trasformare la nostra delusione e la nostra rabbia in qualcosa che ci avvicini alla realizzazione delle nostre speranze…

…mentre tutto affonda…

Ho l’abitudine, da diverso tempo, di svegliarmi molto presto. Verso le 5.30.
Questo mi da la possibilità di poter esplorare il web passando in rassegna i siti di notizie, i social, i link “in arretrato” e così via.
Riesco così rimanere abbastanza aggiornato su ciò che è accaduto o sta accadendo intorno a me, consultando più fonti (quando ci sono) della stessa notizia e andando poi ad approfondire.

La realtà ormai ogni mattina mi (e ci) riserva sempre qualche sorpresa. A volte divertenti e curiose, altre (troppo spesso) tristi o desolanti.
Ogni giorno è possibile superare la propria fantasia, incontrando le diverse storie e realtà di questo nostro pazzo e misero Paese, guasto e arruginito. Lasciato a se stesso.

Si potrebbe perfino redigere un dizionario, di quelli divisi in diversi e pesanti tomi, riguardo alle troppe contraddizioni italiane che, quotidianamente, subiamo e a cui, talvolta inconsapevolmente, partecipiamo. Dalla A di Abete alla Z di Zucca…. perchè sono convinto che anche sulle conifere e sui primi piatti in Italia riusciremmo a complicarci la vita.

Fabri Fibra in un suo pezzo del 2007 (in Italia) definiva l’Italia il Paese delle mezze verità. Io direi che siamo quello delle “intere assurdità” e, parafrasando i Negramaro che con la loro “Mentre tutto scorre” del 2005 ci dicono “usami, straziami, strappami l’anima… fai di me quel che vuoi… (e poi arriva il pezzo con “il coniglio verde dalle mille facce buffe” ma quello è un’altra storia…) e io in questo caso (e poi basta riferimenti canori) ribattezzerei la canzone in “Mentre tutto affonda”….. il testo – pensato per un addio straziante e arrabbiato – si presterebbe senza troppe modifiche. Del resto sembra la storia di un masochista, un arreso. Un italiano.

La mattina del 6 agosto, giorno del mio compleanno, mi sono quasi subito imbattuto in un articolo de “La Nazione” che titolava così: “Concordia, il professor Schettino sale in cattedra: ora insegna all’università come gestire il panico”.
Devo dire che nonostante questi anni nei quali abbiamo assistito al declino umano, culturale e sociale che sta attraversando tutto l’Occidente, nonostante quotidiane notizie di morti, bombe, attentati, rapimenti oppure e anche di corrotti e venduti non è facile stabilire la linea che separa realtà da immaginazione.

Però in questo caso si tratta di realtà.
Nonostante le precisazioni offerte ai giornali dal Prof. Vincenzo Mastronardi, il quale tenta di “sgonfiare” la notizia specificando che l’intervento dell’ex Comandante non si deve intendere come “lectio magistralis” e che si trattava di un seminario organizzato nell’ambito di un Master curato dallo stesso Mastronardi che vedeva tra i relatori diversi giornalisti di testate Rai (Porta a Porta, l’Italia sul 2 e Tg2), addirittura il Dott. Roberto Pennisi (Sostiuto Procuratore -Direzione Nazionale Antimafia di Roma) e altri illustri relatori. L’intervento di Schettino, previsto e svoltosi nella mattinata del 5 luglio è durato circa 2 ore, stando alle stesse dichiarazioni del Prof., quindi non proprio un “piccolo commento” o una semplice “testimonianza” in un convegnetto per pochi intimi appassionati di criminologia. Il rumore, caro Prof., è quello della disperazione che cerca invano di arrampicarsi sui vetri.

Nessuna smentita su quanto è trapelato riguardo l’intervento del relatore Schettino, ovvero la dispenzazione di vere e proprie nozioni, frutto di esperienze di anni in mare (e sugli scogli), su come affrontare eventi critici, citando addirittura l’11 Settembre.
Chiaramente appena diffusa la notizia, dalla pagina Grosseto de “La Nazione” la patata è passata alle Agenzie e le dichiarazioni non si sono fatte mancare, comprese quelle speculative dell’On. Tizio e del Sen. Caio….

Il Ministro Giannini definisce l’episodio “sconcertante”, il Rettore annuncia di aver coinvolto immediatamente il Senato Accademico definendo il fatto “indegno”, segue coro di sconcerto e di testoline che fanno “no, no e no”… da segnalare qualche distingue, probabilmente per bisogno di visibilità.

A questo punto trovo opportuno fare qualche passo indietro perchè altrimenti rischiamo di confondere questa storia con il capitolo di una delle tante serie televisive con risate posticce degli anni ’90.

Perchè forse ci dimentichiamo i giorni successivi all’incidente, la famosa telefonata del “torni a bordo cazzo!” tra Gregorio De Falco, capo della Capitaneria di porto di Livorno e uno Schettino che aveva appena abbandonato la nave (e con lei i 4229 esseri umani rimasti a bordo, cazzo!).
In quei giorni Schettino era la rappresentazione vivente dei limiti di un intero Paese. L’esempio di come non dovevamo diventare o restare. In un certo senso uno stimolo…

Facemmo una figura pessima come italiani e qualcuno all’estero esagerò. Possiamo ricordare la polemica tra Il Giornale e Der Spiegel finita con un poco felice “A noi Schettino e a voi Auschwitz” in risposta all’editoriale del tedesco Jan Fleischhauer nel quale sostanzialmente si definiva l’Italia un Paese pieno di “Schettini”. Già allora, con questi toni, i 32 morti e la gravità dell’episodio passarono quasi in secondo piano.

Schettino è, come si dice, “un personaggio”, si presta all’esposizione mediatica senza problemi e anzi non manca l’occasione per far parlare di se.

Il 13 gennaio 2012 uno squarcio di oltre 70 metri ferisce la gigantesca imbarcazione. Una nave lunga quasi 300 metri e larga oltre 35, inclinata su un lato di circa 75-80° a poche centinaia di metri dall’Isola del Giglio. Il Comandante, Francesco Schettino, ha voluto fare l’inchino (forse era distratto dall’amica moldava Domnica… la quale dichiarerà che Schettino urlò per l’occasione così: “Maronna, Abbiamo urtato uno scoglio? Ch’aggio combinate!”). L’inchino si dice fosse una pratica normale, una consuetudine. Una di quelle cose che non si potrebbero fare ma… ma… che si fanno, all’italiana. Basti pensare agli inchini quotidiani attualmente “apprezzabili” a Venezia da parte di navi altrettanto mastodontiche…

L’inchino, lo squarcio, il panico, i feriti, i dispersi, i morti, 32. Il Comandante che abbandona la nave, si mette in salvo. Dirà poi che voleva coordinare le operazioni dalla terra ferma, poi che non riuscì a risalire…

Inizia la fase delle ricerche dei dispersi, del riconoscimento dei corpi da parte dei familiari delle vittime, dei funerali, del recupero degli oggetti personali… fino ad arrivare alle udienze del Processo, le testimonianze, le perizie e le contro-perizie.
Interi talk dedicati, plastici e animazioni da salotto tv, esperti, ammiragli in congedo.

E così fino a Settembre 2013. Infatti il 17 settembre, “Operazione Rigalleggiamento”, All’Isola del Giglio sembrava esserci una “convention” dei media di tutto il mondo. Un’impresa più unica che rara, epica, seconda solo a quanto sarebbe avvenuto poco meno di un anno dopo con le operazioni finali di rimozione e rimorchio con destinazione Genova del relitto (27 luglio u.s.). Parte quindi un’operazione che si stima costerà (fortunatamente in questo caso non a noi) complessivamente circa 1,2 miliardi di dollari (fonte: Il Sole 24 Ore) impiegando più di 500 persone nelle varie fasi della complessa operazione.

E arriviamo a questa estate, quella appunto dell’ultimo viaggio, da rimorchiata, della Costa Concordia.

Il nostro ex Comandante come detto non fa mistero di  gradire essere al centro dell’attenzione.

E al centro dell’attenzione riesce sempre più spesso a starci. Sempre meno però per motivi legati alla tragedia che costò la vita a 32 persone (33 se calcoliamo anche un sommozzatore morto durante le operazioni di recupero). Nel Novembre 2013 passa dalla cronaca nera a quella rosa, il settimanale tedesco Bild infatti titolava sprezzante così: «Dopo la nave abbandona anche la moglie». Si alludeva ad una presunta “scappatella” tra Schettino e la giornalista Rai Vittoriana Abate (che tra l’altro era tra i relatori di quel famoso “seminario” di cui sopra)… notizia poi smentita dagli stessi che ammettono che la relazione era da considerarsi prettamente professionale e finalizzata alla stesura di un libro. Già un libro che la stessa a quattro mani stava scrivendo con lo stesso. Nulla di illecito, per carità… A mio avviso sarebbe opportuno aspettare l’ultimo grado di giudizio prima di scrivere libri con presunti colpevoli di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio e abbandono della nave… lo dico da garantista…

L’accellerata mondana di questa estate, perversamente parallela alle vicende del relitto, vede uno Schettino ospite al tradizionale ed esclusivo “White Party” organizzato come ogni anno nella splendida cornice di Ischia dall’editore Pietro Graus (forse, si dice, c’entra ancora quel libro famoso da scrivere e pubblicare…). E qui il buon Francesco non riesce a contenersi e prima dichiara in merito alle delicate operazioni di rimozione del relitto così: Ho fiducia, andrà tutto bene”, poi si presta da pupazzo/manichino per numerosi “selfie” in compagnia di “donne festose”…

Ed è per questo dico che senza ricordare cosa è successo il 13/01/2012 all’Isola del Giglio e chi le relative responsabilità, si rischia di far passare Francesco Schettino un fenomeno di costume, come un tronista o un qualsiasi ex partecipante di reality (la parola reality mi fa ricordare le voci – prontamente smentite – su una possibile partecipazione di Schettino all’edizione 2015 de L’Isola dei Famosi… sarebbe stato troppo).

Oggi infine il caso dell’intervento al Seminario del Master Interfacoltà in Scienze Criminologico – Forensi della Facoltà di Medicina ed Odontoiatria Dipartimento di Neurologia e Psichiatria (quindi cose “serie”), intervento che non ci deve scandalizzare per la faccia tosta e di bronzo ancora una volta dimostrata da Schettino, che senza la più minima e spontanea censura morale si è prestato alla cosa (magari non gratuitamente… questo non lo so); ciò che ci deve fare indignare è il solo pensiero che esista qualcuno che ha creduto utile, opportuno ed intelligente (per se e i suoi studenti) il poter invitare un soggetto come Francesco Schettino a parlare di fatti oggetto di giudizio, senza contro-parte e rischiando di essere confuso per qualcosa che si avvicina ad un docente o ad un esperto, cosa che, colpevole o no, Schettino non sembra affatto e non merita di sembrare.
.
Memoria e pietà per i morti. Pena per i selfie e i libri del e con il Comandante.

Spero che (anche) questa storia possa essere da stimolo a migliorare. Di margine ne abbiamo fin che vogliamo.

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