danielelussana, insieme

insieme perché solo con il confronto e il dialogo riusciremo a trasformare la nostra delusione e la nostra rabbia in qualcosa che ci avvicini alla realizzazione delle nostre speranze…

…un Out e un Aut-Aut…

brexit

Non è certo stato un buon risveglio quello di questa mattina per chi, forse per colpa anche della Nannini, si è sempre sentito (e ancora si sente) della generazione dei “ragazzi dell’Europa”.
Scherzi e citazioni musicali a parte, questa novità d’oltremanica non avrà solo ripercussioni negative e destabilizzanti su Borse e finanza (che per noi, ultimi anelli della catena, sarebbe già un brutto e duro colpo), ma segnerà inevitabilmente l’inizio di una fase nella quale “la politica” dovrà scegliere in che modo porsi davanti ad un elettorato che al di là di longitudini e latitudini si è dimostrato quanto meno impreparato, volubile e in balia di chi non deve far altro che alimentare il senso di disagio, la paura, l’insicurezza per trarre privato giovamento. Un elettorato che non è solo stanco di una “classe dirigente” che si è dimostrata scarsa e fine a se stessa, ma è colpevolmente responsabile (e non può sottrarsi a questa responsabilità) della propria impreparazione. Addirittura si potrebbe dire che “il popolo”, in quanto sovrano, è con-causa stessa della scarsità di chi lo rappresenta. E qui poco c’entrano i dati sull’affluenza o il logorante tema della “disaffezione della gente verso la politica”. Ormai chiunque ha a disposizione tutti gli strumenti di conoscenza che vuole, ormai nessuno in grado di intendere e volere può definirsi incapace di decidere autonomamente i propri orientamenti.

La falla non è o non è più o solo il sistema dei partiti e la distanza tra questi e i cittadini.
Il problema non è di quantità ma di qualità. Dei singoli individui. Dobbiamo convincerci che se vogliamo essere “occidentali praticanti” non possiamo essere solo un “io” ma un io che continua nel proprio esistere in altri “io”, una forzatura vincente e avvincente della natura conflittuale dell’uomo.

Le libertà e i diritti sono il vero patrimonio e eredità della nostra civiltà; essi presuppongono una necessaria dose di responsabilità dell’individuo che ne giova, il quale deve prendere coscienza del suo duplice ruolo rispetto a queste conquiste che tanto (a parole) abbiamo a cuore: esserne un custode cosciente rinunciando alla tentazione di distorcerne il senso a proprio favore; seguirne il solco rimarcandolo e arricchendolo. Anche nei fatti.
Il Suffragio Universale, per esempio, è un diritto che dovrebbe mettere alla prova ognuno di noi ogni volta che ci rechiamo al Seggio. Una sorta di Stato di Avavnzamento Evolutovo, un test per capire se siamo in grado di dominare tutta questa libertà, se ne siamo degni (non in quanto esseri umani ma in quanto “esseri sociali”).
L’avanzare o il ritorno in auge di movimenti e partiti xenofobi e di tendenza autarchica in quasi tutti i paesi dell’Unione ha, come dicevo, sicuramente tra le cause non solo un consapevole disagio manifestato “dagli ultimi” ma, con ben più peso la pigrizia, l’ignoranza e l’egoismo di chi vota e viene votato.

Ritornando alla Brexit, ora che i risultati della consultazione popolare sono ufficiali ed evidenti, il membro UE da sempre meno convinto del progetto unitario ora si sfilerà. Cameron lo ha già fatto.
Ok, esce l’Uk. Se fosse solo questo il dato, fosse solo questa la conseguenza, avrebbero ragione quelli che dicono che in realtà nulla accadrà. Purtroppo la realtà e ben più complessa e differente rispetto ai riduzionismi e alle semplificazioni sguaiate e esultanti elargite da chi con l’anti-europeismo ci mangia (anche da Parlamentare europeo) e questa non si ferma, come detto, all’ambito economico.

Protagonista di questo vergognoso pasticcio politico è un Cameron che durante la sua ultima campagna elettorale, impaurito dal fronte anti-europeista (Farage) e alle prese con la rincorsa (al ribasso) al “consenso di pancia” del fronte pro-leave interno al proprio partito, aveva messo sul banco un All-in: appunto il Referendum sulla Brexit. Un precedente alquanto rischioso.

Folle ed egoista dunque la “mossa” di Cameron che, manco fosse il Re, ha ritenuto di valutare il proprio destino politico al pari del destino non solo del Regno Unito e dei suoi abitanti, ma anche quello di un continente intero che ora entrerà in una fase critica e decisiva.

Di fronte all’Out britannico ci si troverà di fronte all Aut-Aut continentale.

Giocare o fare sul serio?

Prima che sia occasione (e ahimè già pare che lo sia) di ulteriore crescita di consenso da parte di partiti/movimenti anti-europeisti, dovrà essere l’occasione per l’Europa per decidere se diventare una realtà concreta, una plastica evidenza del concetto evoluto di civiltà e di “occidente”, oppure rimanere un’opera incompiuta e indigesta alle popolazioni che la compongono, andando incontro a ricatti, rinegoziazioni mosse (come in UK) dalla “paura” dei vari leader europei che per non lasciare spazio ai populismi di cui sopra (che muovono le viscere della gente, rosicano loro “prezioso” consenso e minano posti e poltrone) fanno scommesse/promesse troppo ardue.

La situazione che il mondo oggi sta commentando, sorge proprio in gran parte da questo tipo di dinamica specifica.

Il timore, dicono unanimementente “gli esperti”, è che ora ci possa essere un “effetto domino”, che l’edificio Europa, di crepa in crepa, possa addirittura crollare portandosi tra le macerie non solo le speranze e gli sforzi di chi (con lungimiranza, da Spinelli in poi) ci ha voluto credere, ma anche tutti quei sacrifici operati dai singoli cittadini europei che di questa Europa avrebbero dovuto essere (sono) costruttori, custodi e beneficiari e che rischiano ora, come i singoli Stati membro, di ritornare ad essere piccoli e inascoltati interlocutori in un mondo che cresce e dove le vere potenze annoverano miliardi di abitanti e hanno una capacità contrattuale capace di determinare già ora il futuro su diverse tematiche (vedi clima/risorse/nucleare/diritti umani)

E come affrontare temi come le dinamiche demografiche e i flussi migratori se non si è in grado nemmeno di esprimere un’unità politica concreta.

Europa: ultima chiamata.
A mio avviso l’Europa-stato, o meglio la federazione europea (o Stati Uniti d’Europa, il naming è l’ultimo dei problemi) dovrà essere necessariamente la meta di un percorso che da oggi deve accelerare per non render vano tutto ciò che è stato fatto finora e lasciarci con “macerie” che difficilmente riusciremmo a gestire da soli come Stati nazionali. Si ridiscutano dunque Patti e Trattati, si de-burocratizzi ciò che si deve de-burocratizzare… ma basta giocare. I Parlamentari europei stiano in Parlamento invece che in TV, i partiti investano in conoscenza e i media facciano vera informazione e non solo i ripetitori delle dichiarazioni di questo o quel “leader politico” raccatta-voti e spaventa-gente.

W l’Europa!

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