danielelussana, insieme

insieme perché solo con il confronto e il dialogo riusciremo a trasformare la nostra delusione e la nostra rabbia in qualcosa che ci avvicini alla realizzazione delle nostre speranze…

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Pillola del 06 Settembre 16 – Renzi e il #bastaslot.

 

L’azzardo, droga non solo i giocatori ma anche il mercato.
(e apriteli ‘sti cacchio di Casino)

Premetto con convinzione che, per me, la responsabilità deve essere sempre individuale e che non si debba limitare una libertà (seppur, a mio avviso, “discutibile”) solo perchè lo Stato italiano non è stato in grado (o non ha voluto) per tempo normare in un modo più efficace la tematica o che alcuni/molti abbiano abusato di alcune delle possibilità che questo mercato ha finora offerto.

Come sempre il peggiore degli interventi lo si ha proprio quando la “cosa” va fuori controllo, e lo Stato in questo caso è più che colpevole alla luce dei danni sociali legati alla ludopatia.

Ma ora i bar sono “sul piede di guerra”…

La mia riflessione:

Hai un bar e lo riempi di slot, poi ti accorgi che guadagni praticamente solo con quelle, che per i loro introiti trascuri la qualità del tuo servizio, pensi a come far spazio ad altre slot piuttosto che ai tuoi veri clienti…

Beh, ok che non mi piaciono i divieti (che sono spesso reazioni e quindi azioni in ritardo), che probabilmente chiuderai se venissero approvate norme restrittive per l’uso di quegli strumenti nel tuo bar (che ormai non è più tale perchè TU lo hai trasformato in una sala slot) e che anche il tuo negozio rischia di tornera ad essere chiuso ed abbandonato… ma tutto sommato sei tu che non sei stato capace a fare il tuo mestiere. Non è lo Stato che ti punisce. Sei tu che (chissà da quanto) non sei più un barista, sei un biscazziere.

Se il tuo bar non “andava bene” (motivo che ti ha spinto ad abbracciare e accogliere le slot), oppure “non guadagnavi quel che volevi”, probabilmente c’erano dei motivi. Come il normale mutare della domanda, l’eccessiva concentrazione nelle vicinanze di esercizi con la tua stessa tipologia di attività, scarsa competitività (sulla qualità del servizio, dei prodotti…), politiche locali su turismo/mobilità/cultura carenti, mancato supporto delle associazioni di categoria… oppure stavi sulle balle tu ai clienti e/o agli avventori oppure ancora… sfiga.

Anche se questa, caro barista furioso, potrà sembrarti da parte dello Stato una sberla etica (da parte di uno Stato poco etico, soprattutto in materia), una sorta di ulteriore balzello o quello che vuoi tu, potrebbe essere invece l’occasione per farti ritornare un “operatore economico”, un imprenditore (o non era questo che volevi fare quando hai aperto il tuo bar).

Le jeux sont faits, rien ne va plus.


 

 

 

Pillola del 19 Agosto 15 – Italians do it better… (?)

È abbastanza desolante l’indignazione che ho letto/sentito ieri da parte di diverse persone rispetto alle nomine dei nuovi direttori di venti dei principali Musei ufficializzate dal Ministero competente.

Lo scandalo sarebbe che sui venti nuovi Direttori sette sarebbero stranieri… Sostanzialmente ció che normalmente succede nel resto del mondo. Ma a noi piace crogiolarci nella convinzione che quando sono i “nostri”, a lavorare ed assumere importanti responsabilità nel mondo sono dei fenomeni e invece quando sono gli altri a venire a lavorare da noi allora, in qualche modo, ci tolgono il pane di bocca. Per la cronaca quattro dei venti nominati sono “cervelli di rientro”, ovvero italiani che hanno svolto quella mansione nei più importanti Musei dl mondo…

Siamo dei “provincialotti”, e questa di certo non è una novità, ma la cosa che forse sfugge di questa storia è l’affermarsi di una dinamica costante che condiziona la nostra capacità di giudizio. Hai voglia poi a parlar di meritocrazia quando i termini per valutare il valore e la professionalità di una persona sono ben altri. Si comincia con il dividere i bianchi dai neri, il secondo livello separa le appartenenze religiose, poi veniamo alle nazionalità, poi magari (se non prima) l’orientamento sessuale, poi il “posizionamento” politico, l’eventuale partecipazione sindacale, le preferenze musicali, l’abbinamento giacca-pantalone… e poi, in fondo, in fine, all’ultimo… ecco che forse il popolino (e anche qualche direttore di giornale) si comincia ad interrogare se uno/una è capace e meritevole delle mansioni affidate oppure è uno dei “soliti raccomandati”.
Eppure, nonostante sia ormai la regola constatare quotidianamente che in questo Paese poche cose realmente funzionano come dovrebbero, ci sono diverse persone (sicuramente assidui frequentatori di musei…) a cui da fastidio un Direttore di Museo tedesco o canadese. Paura del confronto?

La cosa che invece mi turba maggiormente é pensare che nel giorno in cui rimbombava ancora l’eco delle bestialità dette (nuovamente) da Salvini (“il popolo italiano rischia il genocidio per causa immigrazione”) pare che lo scandalo stia nei musei, custodia di una cultura e di una società “che fu” e non il degrado che caratterizza quella attuale… Tristezza…


 

 

 

Pillola del 14 Gennaio 15 – Caso Monella

Non sono d’accordo sulla grazia a Monella. La vita di un uomo, anche di quello che sbaglia, vale più di qualsiasi bene materiale, di qualsiasi Mercedes… Quindi graziare Monella sarebbe un precedente pericoloso. Un conto è difendere durante una rapina i propri cari, un altro la propria auto.

Altrimenti è il Far West… triste vedere chi ci specula sopra…


 

 

Pillola di Natale del 24 Dicembre – A Natale puoi…

Cari amici vicini e lontani (cit.), anche quest’anno è già Natale (cit.). Ci sarebbero tante, tante e tante cose su cui riflettere e confrontarci su questa ricorrenza, su come è “cambiata” nel suo senso e di come (a mio parere) dovrebbe esser vissuta. Ma queste riflessioni rischierebbero di esser “poco natalizie” e sarebbero facilmente emotivamente rigettate… Quindi mi riservo di ritornare su questo “argomento” in tempi… “non sospetti”… Sia per non “cadere” nella retorica e sia per non apparir un “guasta-feste”.

Ad ogni modo e con un’autentica unicità il Natale, resta un momento speciale che riesce – in modo più o meno “sincero” – a farci vivere dei momenti di condivisione e vicinanza, a farci stare e a sentirci vicini, anche se sempre più nella forma che nella sostanza, ai nostri affetti e di riservare loro tempo e gesti che nel resto dell’anno siamo soliti destinare a ben altre “priorità”. Dovremmo imparare (e convincerci) a portare un po’ di quello “spirito natalizio” anche nell’ordinaria quotidianità, aprendoci non solo alla sfera limitata di ciò che consideriamo “famiglia”, estendendo il concetto di famiglia ad una “platea” più ampia, “accorgendoci” dell’altro e cercando di vedere e vivere le “cose della vita” con più profondità, approfittando delle diverse “prospettive” che la realtà ci offre per capirla meglio e per ricavarne stimoli e insegnamenti… per vivere “meglio”, per noi è per gli altri.
Mi fermo qui.

Dunque un sincero Augurio a voi, sia a quelli che conosco “dal vivo” ma che per vari motivi non sono riuscito a “raggiungere” per un abbraccio (seppur nelle intenzioni avrei voluto farlo), sia a quelli che che conosco solo virtualmente ma che in molti casi sento molto “vicini”, affinché possiate trascorrere delle ore di autentica gioia a fianco delle persone che ritenete importanti per voi. Vi auguro di trovare il tempo per un pensiero (a volte basta quello) a chi sappiamo in difficoltà o in solitudine e che questo pensieri in qualche modo, in gesti o atteggiamenti, riescano a trovare concreto svolgimento nella “vita di tutti i giorni”… Perché non è che a Natale siamo tutti più buoni… a Natale dobbiamo cominciare ad esserlo e continuare ad esserlo durante tutto il resto dell’anno. Solo così un Natale contemporaneo potrà ritornare magico, come lo è per i più piccoli.

Un’abbraccio fraterno a tutti e, ancora una volta, Buon Natale.


Pillola del 31 Ottobre 14 – Cucchi, lo Stato (non) da l’esempio.

Uno Stato che perde il controllo di e su sé stesso non può pretendere di essere buon insegnante e guida per generazioni future, non può non provare vergogna mentre esige tributi. Tutto si sta disintegrando. Sotto i nostri piedi, sopra le nostre teste ma soprattutto, soporificamente, dentro le nostre teste. Se non “ci sale” lo sdegno e se lo sdegno non lo elaboriamo e pratichiamo (non con inutili manifestazioni,,, meglio usare sempre i neuroni che i forconi…) nelle nostre scelte, nel nostro costruendo una sana coscienza e un giudizio, finirà che “imploderemo” e ci rifugeremo nella paura e nella depressione. Salvini e amici avranno vinto. L’umanità vedrà l’inizio della fine.
In qualunque modo finirà la vicenda Cucchi le Istituzioni, nelle persone che formalmente avevano e hanno responsabilità per ruolo e mansione, e più in generale come “concetto” ne escono con l’immagine ai minimi.
Uno Stato impotente, seppur arrogante. Inefficace seppur in ordinata divisa, che sia “colletto dianco”, “berretto verde” o divisa da tramviere.
Provo molta rabbia in questo momento. Non voglio entrare in confusione, non voglio mettere nel “calderone” dei colpevoli le “Forze dell’Ordine” in quanto categoria, comunità, gruppo di individui che ogni mattina va a lavorare e a guadagnarsi il pane. Non sono loro colpevoli. Le c.d. mele marce oppuure gli “esaltati” non si possono confondere con la vera faccia di quella categoria che oggi, più che mai, è simile a quella descritta da Pasolini in occasione degli scontri sessantottini di Valle Giulia. In realtà forse è peggio. Ora però sarebbe proprio il caso di parlare di guerra fra poveri, non di ragazzi borghesi contro poliziotti proletari…
La colpa sta nella coscienza e nelle azioni di quegli uomini non degni dei ruoli e delle responsabilità di cui in qualche modo sono stati investiti, di quelli che non fanno quel che dovrebbero e potrebbero per portare fuori da questo “stato di assurdità e di ingiustizia cronica” questo Stato, di quelli che guardano e pensano solo a sé, di quelli che non si informano e finiscono per “fare male” gli elettori, di quelli che pensano che “vince sempre il più forte, il più ricco o il più furbo…”.
La colpa in realtà è di tutti, ma come in ogni “causalità” si possono trovare Cause principali e concause che partecipano con le prime. Non si possono mettere sullo stesso piano la responsabilità di un cittadino che pensa di affidare le redini dello Stato a chi farà anche il suo interesse, con chi ha la possibilità di fare “la cosa giusta” e, per corruzione, perversione, pigrizia, cattiveria fa diversamente.
Per essere credibili, e quindi creduti, bisogna saper essere da/di esempio. Per esigere il rispetto delle Leggi bisogna dimostrare di essere equi, di essere abbastanza “moralmente coerenti” da poter esser custodi “dell’autorità”, ovvero del bene comune.
Lo Stato Italiano, ma in questo caso sarebbe meglio di parlare di “sistema di potere e di partiti” trascura, appunto, sistematicamente, tutto ciò che attiene ai diritti umani e civili. Quindi disabilità, carceri, libertà di ricerca e cura, povertà sono viste come “cose” da non mettere in vetrina, con le quali non “sporcarsi le mani”. Non lo fa da oggi, lo fa da sempre. Per non correre il rischio che maggiori libertà portino a più consapevolezza e quindi più possibilità di insediare il “potere costituito”… per ora mi fermo qui…


 

Pillola del 29 Settembre 14 – Presa Diretta e la presa di coscienza

La puntata (qui link replica) tratta di come in Italia non riusciamo a spendere nemmeno i Fondi Europei destinati a progetti e a finalità urgenti. Dai 105 milioni per Pompei (speso poco più dell’1%) ai miliardi di Regioni come Calabria e Sicilia. Non spesi nonostante le gravi carenze infrastrutturali che potevano colmare.

Ora, con onestà, vedendo nella puntata come altri Paesi invece sfruttano questi fondi (che sono composti dai contributi di tutti i Paesi, l’Italia è il terzo contribuente!), come si può dare colpa all’Europa di tutto e non a noi stessi, al nostro sistema andato a male e alle persone responsabili nei decenni di tale desolante situazione?


 

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